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Per approfondire la collezione

 

La Collezione d’arte di Miche Berra


I molteplici ruoli vissuti nella lunga vita di Miche Berra rendono particolare e unica la sua raccolta d’arte che è un patrimonio da custodire, scoprire, conoscere, studiare e valorizzare per le generazioni future. La raccolta, in origine composta da oltre cinquecentocinquanta esemplari tra dipinti, sculture, bozzetti, disegni, calcografie, ceramiche e oggetti diversi, consta attualmente di circa centocinquanta opere conservate presso il Museo Luigi Mallé di Dronero. Un primo studio della collezione, avviato da Ivana Mulatero nel 2012, ha permesso la presentazione pubblica dei risultati in una esposizione allestita al Filatoio di Caraglio nel novembre 2012, documentata nel catalogo “Una storia di arte e vita. La collezione di Miche Berra.” (a cura di I. Mulatero, edizioni Marcovaldo, Milano, 2012).
La collezione non presenta un carattere monotematico e ha connotazioni molto personali dovute ai gusti estetici di Miche Berra che non ha mai privilegiato una particolare ricerca artistica. Nella sua raccolta si possono individuare otto sezioni tematiche che riassumono, per approssimazione, i caratteri degli interessi artistici e culturali di Berra: un recupero autenticamente lirico e per via evocativa della natura; l’esistenziale che ha per protagonista la figura umana, la sua presenza e la sua implicazione con la realtà, e quindi il senso e il battito della vita; l’apparizione di un realismo non accademico; la visionarietà, il fiabesco e il fantastico con qualche venatura surreale.
Nelle otto sezioni scorre un ampio ventaglio di tecniche, dalla pittura ad olio su tela e su vetro all’incisione, dal disegno all’acquerello, dalla ceramica alla tempera e al collage, senza tralasciare saggi di scultura in legno, in terracotta, in bronzo e in resine colorate. Una gamma di proposte attraverso la quale ritorna nuovamente possibile parlare della cultura artistica della provincia Granda ma non solo, riscoprendo e facendo conoscere gli artisti cuneesi, italiani e internazionali, che più hanno contato per Berra, evidenziando le affinità stilistiche e di poetica tra culture diverse e le potenzialità espressive dei singoli autori. E’ la storia questa, di un mondo in cui l’uomo e i suoi valori etici e le passioni civili muovono gli atti del collezionare. Un atto capace del rifiuto - della pittura tradizionale condizionata da un naturalismo vieto e stanco di marca ottocentesca e pure dell’arte troppo cerebrale - ma anche della proposta che vive nella sua vastità di punti di vista, più di una realtà, le quali forniscono le occasioni di diverse espressioni – tutte ugualmente corrette – sempre coraggiosamente vissute

Sezione 1: La “galassia” creativa della Granda. Un’indagine sulla figura, sulla natura morta e sul paesaggio

Una buona parte degli artisti in collezione proviene dal territorio della Granda che ha espresso nei decenni una “galassia” di personalità, come dichiarò Miche Berra in un’intervista del 1985. In questa “galassia” è possibile circoscrivere alcune isole tematiche, la figura, la natura morta e il paesaggio, che si ritrovano variamente espresse nelle opere di Tino Aime, Corrado Ambrogio, Giulio Benzi, Stefano Bargis, Ego Bianchi, Piero Bolla, Giulio Boetto, Guido Botta, Cesare Botto, Lino Berzoini, Burot (Giuseppe Risso), Renato Camagna, Giuseppe Cerrina, Bernard Damiano, Francesco Franco, Giovanni Gagino, Dario Ghibaudo, Cinzia Ghigliano, Ugo Giletta, Pier Giuseppe Imberti, Umberto Lattanzi, Roberto Luciano, Emanuele Martinengo, Giovanni Mattio, Tanchi Michelotti, Michel Pellegrino, Leo Remigante, Vittorio Risso, Pino Roasio, Carlo Sismonda, Piero Solavaggione, Ottavio Steffenini, Luigi Valerisce e Anna Valla.

Sezione 2: L’istinto e il gusto di un “provinciale” d’assalto – Storie particolari

L’istinto e il gusto del collezionista Miche Berra sono stati un sismografo personale capace di intercettare le figure emergenti del tempo, come Piero Garino la cui Natura morta con paesaggio fu esposta alla Biennale di Venezia del 1956. Felice Casorati è stato per molto tempo l’artista più “venerato” dal collezionista Miche Berra, il quale acquisisce negli anni Cinquanta un dipinto storico del maestro, il Nudino. Nell’alveo della cultura casoratiana, la tela Signora al piano (Interno di studio), 1929, dell’inglese Jessie Boswell, l’unica donna appartenente al sodalizio dei Sei Pittori di Torino (1929-1931). Completano la sezione i dipinti di Raffaele Pontecorvo e di Abacuc, alias Silvano Gilardi, esponenti del gruppo Surfanta, un olio su tela di grandi dimensioni di Piero Ruggeri con cui il pittore ribadisce l’appartenenza al linguaggio informale. Si aggiungono le opere di Attilio Alfieri, Aldo Carpi, Claudio Bonichi, Donato Frisia, Renzo Orvieto, Giuseppe Sacheri, Alfredo Nannoni e Agenore Fabbri.

Sezione 3: Il cielo dei Vichinghi

La sezione ripercorre la mostra “Il cielo dei vichinghi” una sorprendente avventura poetica e artistica organizzata e curata da Miche Berra in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Cuneo e con il supporto del Komitéen for International del Kulturministeriet della Danimarca. L’esposizione, allestita dal 1 giugno al 20 luglio 1984 al ridotto del Teatro Monviso di Cuneo annoverava le opere di Torben Bohse, Claus Bojesen, Annelise Kalbak, Nes Lerpa, Peter Nyborg e di Eva Sørensen di cui sono documentati in collezione numerosi dipinti, disegni e incisioni.

Sezione 4: Il Circolo di Villa Massimo e gli studi di via Margutta

Il 16 febbraio 1952 Miche Berra visita, per la prima volta, lo studio di Renato Guttuso a Villa Massimo a Roma e, in quell’occasione, acquisisce diverse opere. Le ripetute visite agli studi degli artisti romani sono occasione per ampliare la collezione e includere le opere di Marino Renato Mazzacurati, Raffaele Leomporri, Aldo Turchiaro, Salvatore Meli, Nino Caruso, Pericle Fazzini, Giovanni Omiccioli e Antonio Corpora.

Sezione 5: Opere su carta

Le dodici opere selezionate sono rappresentative di un elevato numero di carte acquerellate e incise, bozzetti a matita e collages presenti in collezione. Da Matteo Olivero a Renzo Biasion, da Luigi Spazzapan a Giulio Benzi, da Aldo Turchiaro a Giuseppe Zigaina, ai quali si aggiungono Eso Peluzzi, Armando Donna, Berto Ravotti, Philip Martin, Maria Rosa Ravera Aira e Ivan Lackovic Croata.

Sezione 6: Il concreto e il fatato. Naïf serbi e croati

Negli anni Settanta Miche Berra visita molte volte gli studi dei pittori naïf serbi e croati, portando dai suoi viaggi un numero notevole di dipinti ad olio su vetro, su tela e su tavola firmati dai pittori più rappresentativi delle varie scuole della Prodravina, di Gola, di Kovacica, di Uzdin, di Gornja Suma, di Zagabria e della penisola istriana. In collezione sono presenti i più accreditati esponenti dell’arte naïf serbo e croata: Ivan, Josip e Milan Generaliç, Ivan Lackovic Croata, Ivan, Mladen e Josip Vecenaj, Mijo Kovacic, Ivan Rabuzin, Janko Brasic, Mario Mendica, Drago Jurach, Franjo Mraz, Branko Bahunek, Branko Virius e Marija Balan.

Sezione 7: Il concreto e il fatato. Tra naïveté e incanto fiabesco

A riprova di una persistente attenzione per una pittura dai contorni di rustica visionarietà e di raffinato incanto, la presente sezione include alcuni autori dell’area cuneese, come Dada Bianchi, Carlo Isoardi e Nuccio Mana, insieme alla fiorentina Simonetta Carpini, all’algerino-torinese Giuseppe Vignani e all’emiliano Antonio Ligabue, il più importante artista italiano dell’area naif. In rappresentanza di un arte multietnica, figurano il pittore italiano residente in Messico, Luciano Valentinotti e gli artisti guatemaltechi Mario Ottoniel Chavajay e Juan Antonio Gonzalez Escobar.

Sezione 8: Le Ceramiche

La conoscenza di Miche Berra della cultura materiale espressa nella tradizione monregalese della ceramica, sostiene le scelte di acquisire intere serie di piatti in terracotta decorati da Lino Berzoini, Ego Bianchi, Smenghi, Guglielmo Bozzano. Completano la sezione alcuni vasi realizzati con la tecnica “a colombino” da Salvatore Meli e Nino Caruso che sono tra i capolavori dell’arte ceramica italiana degli anni Cinquanta.

 

Testo di sintesi a cura di Ivana Mulatero.

 

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