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Villa Il Meleto di Guido Gozzano ad Agliè - Lilita Conrieri

 

Giornata di Studi | 6 giugno 2015 | Sala Milli Chegai | Teatro Iris – Dronero

 

Il Museo Mallé in ricordo di Milli Chegai
Case Museo in Piemonte

 

VILLA IL MELETO DI GUIDO GOZZANO AD AGLIE’
Lilita Conrieri

 

 

La Villa Il Meleto di Guido Gozzano è la vera casa dello scrittore. Gozzano tuttavia non è nato ad Agliè (paese del Canavese con 2500 abitanti).
Agliè è una località dalle bellezze molto particolari caratterizzata dal castello ducale, di origini duecentesche, i cui ultimi proprietari furono i duchi di Aosta, in seguito lo cedettero al Comune. Oltre al rinomato castello ducale, vi è la chiesa barocca di Santa Marta e di Santa Michela.
Guido Gozzano, nato a Torino nel 1883 e morto a Torino nel 1916, ha trascorso una grandissima parte della sua brevissima esistenza (morì che non aveva ancora trentatre anni di tubercolosi) al Meleto.
Negli ultimi anni della sua esistenza soggiornò alla Villa Il Meleto proprio perché il clima era più salubre di quello torinese. La Villa è anche l’unico suo ricordo tangibile, in mattoni diciamo, perché a Torino ci sono delle case dove lui ha vissuto ma sono state con gli anni restaurate, modificate, vendute. L’unico ricordo è la targa sulla facciata della sua casa natale torinese, collocata dal Comune e voluta dall’amico Carlo Calcaterra, in cui si ricorda Guido Gozzano, ma non c’è null’altro. Il Meleto, invece, è una casa che fu donata alla mamma di Guido Gozzano dal nonno, senatore del Regno e amico della famiglia D‘Azeglio. Ci sono due acquarelli di Massimo d’Azeglio che furono donati al nonno di Gozzano. Il nonno di Gozzano donò questa casa, costruita nella prima metà del 1800 alla figlia, quando ella si sposò con l’ingegnere Gozzano.
La casa venne modificata e abbellita dallo stesso Guido Gozzano che volle aggiornarne lo stile della facciata nei primi del ‘900. Nel 1904 Gozzano rimase affascinato dal Liberty francese, quindi modificò la facciata della villa secondo quel gusto, inserendo anche una bellissima meridiana che annuncia “non segno che ore liete”, parte anch’essa della facciata.
Gozzano ha avuto un rapporto conflittuale con questa casa: da un lato l’amava tantissimo, vi sono opere da lui scritte proprio in questa dimora, ad esempio la famosa “Signora Felicita”, dall’altro la denigrava, infatti, quando uscì il primo volume di poesie “La via del rifugio” (che sarebbe proprio quella che conduce al Meleto), lui descrisse il Meleto “una cascina volgare se io non la popolassi di tutte le mie stramberie”.
In effetti la casa nasce come una cascina, diciamo una villa abbastanza modesta, introdotta da un viale che dà il nome alla villa che è tuttora coltivato a meli; poi il giardinetto interno che circonda la villa eretta su due piani.
La villa è rimasta di proprietà dei Gozzano fino al 1912, in seguito fu acquistata da un contadino di Agliè, poi da altre persone fino a quando, nei primi anni ‘70, la dimora fu abbandonata. La villa fu privata degli arredi, ogni cosa andò in rovina.
Purtroppo il Comune di Agliè non riuscì a intervenire, la villa non era monumento nazionale.
Mio padre che aveva visto la casa nei primi anni settanta in quelle condizioni di assoluto abbandono, lui che era una sorta di mecenate dell’arte, decise di acquistarla e restaurarla per aprirla al pubblico.
Il lavoro di restauro impegnò tre anni, ma alla fine del decennio settanta la villa venne aperta al pubblico.
La casa non ha camere grandi, ci sono tutti i ricordi di Gozzano che sono stati recuperati, anche grazie ai consigli e all’aiuto del fratello di Gozzano, ancora vivente allora, e mio padre è riuscito a ritrovare tantissimi oggetti.
Nella giornata di oggi si è affrontato il problema dell’autenticità e dell’inautenticità: il mitico salotto di nonna Speranza, (che originariamente era sul Lago Maggiore non al Meleto), così famoso e declamato nella poesia di Gozzano, è in realtà il salotto di un amica della nonna recuperato da Belgirate. La poesia riguarda comunque il Canavese e il salotto di Nonna Speranza è un elemento fondamentale dell’arredo della casa. E’ un arredo che diventa poesia.
Chi visita il salotto di Nonna Speranza gli sembra di inoltrarsi tra i versi della poesia; c’è una sensazione molto particolare perché in Gozzano, più che in altri poeti, l’oggetto e la quotidianità diviene fondamentale per comporre i versi. Infatti, c’è una grossa frattura con D’Annunzio dal momento che Gozzano riesce a far rimare “micie” con “camicie” che nell’epoca aulica dannunziana era uno scandalo pazzesco. Nei testi di Gozzano c’è molto la descrizione dell’oggetto.
Nel Meleto sono visitabili i due piani; il piano terreno, purtroppo non ha più la cucina originaria ma una saletta, l’ingressino con il vecchio telefono a manovella, gli ombrellini, ci sono tutti gli arredi, i quadri, le tele, “il salotto di Nonna Speranza” e le tele di Massimo d’Azeglio, i quadri e i piatti di Giacomo Grosso, le opere di pittori e scultori amici di Gozzano, con anche il bozzetto per il busto funerario.
Gozzano è sepolto ad Agliè perché, nonostante fosse morto a Torino, sua mamma volle portato ad Agliè, considerando il paese il suo ”buon ritiro”. Il busto funerario fu fatto da Bistolfi, il calco è nello studio. Nella sala da pranzo ci sono tutti i ricordi, i servizi, le posate, una foto di Gozzano che prende il tè con il suo gatto. Sono stati recuperati questi oggetti della vita di Gozzano da molte parti, anche all’estero. E’ stata una ricostituzione faticosa perché qualcosa c’era ma molto poco. Poi c’è lo studio con i volumi; libri di varie epoche che presumibilmente leggeva Gozzano, infine un archivio con gli articoli comparsi quando era ancora vivente lo scrittore. Vi sono, inoltre, le prime edizioni delle sue opere letterarie autografate. Al primo piano ci sono le camere da letto: la camera della madre, dei fratelli, la camera di Gozzano con i ricordi del viaggio in India nel 1912 per tentare di curarsi la tubercolosi. Da quel viaggio egli portò le collezioni di farfalle, su cui scrisse vari poemetti e realizzato anche un filmato, che facemmo vedere grazie al supporto del Museo del Cinema di Torino.
Il nostro intento non è stato solo di creare una casa museo ma anche di farla rivivere. Gli ambienti sono piccoli ed essendo la villa colma di “buone cose di pessimo gusto” è estremamente difficile organizzare degli spettacoli, delle mostre, quindi abbiamo organizzato un premio letterario che ormai è alla quinta edizione dedicato proprio al Meleto di Guido Gozzano. La premiazione si svolge in giardino, a settembre, con l’attore Mario Brusa che legge le poesie.

 

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